- LA DONAZIONE SCONTA L'IMPOSTA DI REGISTRO?

 La Corte di Cassazione si è espressa per la prima volta su una questione, in passato discussa, ma ampiamente risolta, inerente l'applicabilità o meno dell'imposta di registro alle donazioni in franchigia.

Iniziamo con il ricordare che il testo unico sulle imposte di successione e donazione prevede una diversa tassazione degli atti di donazione a seconda del grado di parentela dei soggetti coinvolti e dell'ammontare della donazione stessa.

In particolare le donazioni compiute da parte di parenti in linea retta e tra i coniugi hanno una franchigia di 1.000.000 di euro, ovvero, fino a tale somma non si paga l'imposta di donazione. Nella franchigia si devono tenere in considerazione tutte le donazioni effettuate da una persona ad un altra, andandosi tra loro a sommare.

Superata tale franchigia le donazioni tra parenti in linea retta o tra i coniugi scontano un aliquota del 4% sull'eccedenza.

Le donazioni tra fratelli e sorelle hanno una franchigia di 100.000 euro con una aliquota del 6%, quelle tra altri parenti fino al 6° grado non hanno franchigia ma sempre una aliquota del 6%, per tutti gli altri soggetti c'è una aliquota dell'8% senza franchigia.

Per diverso tempo si è discusso in dottrina se le donazioni che non scontano imposta perché all'interno della franchigia siano soggette o meno ad una imposta di registro in misura fissa pari ad euro 200.

Secondo quanto previsto dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 6096 del 30/03/2016 le donazioni in franchigia debbono pagare una tale imposta fissa di registro.

Questa tesi è stata subito criticata dalla dottrina, la quale ritiene che la sentenza sia stata emessa in base ad una argomentazione che non pare trovare riscontro nel dato normativo.

La Cassazione ritiene che l’art. 55 del TUS (testo unico imposta di successione e donazioni) disponga l’applicazione in misura fissa dell’imposta di registro ribadendo una regola generale secondo la quale tale imposta è comunque dovuta in misura fissa, ancorché l’atto integri il presupposto di un tributo diverso. A conferma di questa lettura si richiama l’art. 25 in forza del quale, secondo la Corte, «il trasferimento della ricchezza a titolo gratuito è tassato solo con l’imposta sulle donazioni. E salvo sempre l’obbligo di registrazione dell’atto “in parte gratuito”- e quindi il pagamento della relativa imposta di registro - secondo quanto disposto ex art. 41, comma 2, DPR 131 cit. e art. 11, parte I della tariffa allegata al DPR 131 cit

 La questione, che affrontata la Cassazione, è stata già esaminata e risolta dall’amministrazione finanziaria (in collaborazione con il Notariato) con la circolare n. 44/E 2011. Superando una posizione già espressa, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto priva di fondamento normativo la tesi in base alla quale le donazioni esenti e quelle entro franchigia dovessero scontare l’imposta in misura fissa all’atto della registrazione.

In quella sede sono state esposte chiaramente le ragioni  del superamento del suo precedente orientamento in relazione al tema in questione, ed in effetti anche la dottrina di recente ha notato che l’interpretazione da ultimo adottata dall’amministrazione finanziaria costituisca la posizione più coerente con il dato normativo. In particolare è stato rilevato che nell’ambito delle previsioni recate dal Testo unico dell’imposta di registro non si riscontrano disposizioni che prevedano espressamente l’assoggettamento all’imposta di registro degli atti di donazione.

La dottrina critica la Cassazione, partendo proprio dalle norme dalla stessa citate. Viene, infatti, evidenziato che l'art. 11 Tariffa, parte prima, allegata al D.P.R. n. 131/1986, non è applicabile alle “donazioni”. Tale norma, infatti, stabilisce la tassazione, con l’imposta in misura fissa, degli atti pubblici privi di contenuto patrimoniale. Tale requisito sicuramente difetta nel caso di disposizioni donative, che si caratterizzano invece proprio quali attribuzioni patrimoniali, anche con animus donandi.

Inoltre viene sottolineato che l’applicabilità dell’imposta di registro in misura fissa non può direttamente desumersi dall’art. 55 citato, poichè quest’ultimo prevede solo l’obbligo di registrazione in termine fisso (deposito dell'atto all'agenzia delle entrate) delle donazioni e non anche del pagamento dell'imposta.

La sentenza della Cassazione ha numerose ulteriori lacune che sono state affrontate dalla dottrina, quello che però è importante sottolineare è che l’interpretazione da essa prospettata non coincide con quella adottata nella prassi dell’Amministrazione finanziaria. Per tale ragione, fino a quando non ci sarà una nuova interpretazione da parte dell’Agenzia delle Entrate è alla interpretazione sopra citata che occorrerà fare riferimento, non assoggettando gli atti di donazione rientranti nella franchigia ad una imposta fissa di registro.

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